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Orto Medievale

Non ci sono piante incantate, né misteriose essenze da trarne pozioni velenose (mica del tutto vero: la mandragola c'è); di giorno non ci prendono il fresco accaldati cavalieri alla ricerca del Graal, né, di notte, ci si aggirano gli elfi.

 

Nell'orto medievale senese non ci nasce la verbena, ma la lattuga sì, e anche i cavoli, le rape e le cipolle (che facevano parte dell'alimentazione quotidiana di tutte le classi sociali. Rassegnatevi: Lancillotto avrebbe avuto bisogno di un buon dentifricio alla menta prima di baciare Ginevra).
Ci nascono poi tutte quelle piante che sono scomparse dalla nostra familiarità: le aromatiche che impreziosivano i cibi di Cecco Angiolieri, di Duccio di Boninsegna e di Simone Martini; le tintorie che interessavano messer Benincasa, babbo di Santa Caterina; qualche officinale che curava i malanni domestici quando non c'erano il medico di famiglia né la USL.

 

 

Il nostro non è un orto qualsiasi: osservandone attentamente la composizione è una pagina di storia